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■ alessandro bulgini

exibart

ritratto del curatore da giovane

manuela valentini intervista alessandro facente

Quali sono secondo te le manifestazioni d’arte contemporanea più importanti?
«Se per manifestazioni intendi “spettacolo pubblico”, Documenta supera la questione dell’arte stessa, esce dai limiti della sua specificità per regalarci uno scenario che sconfina nell’illimitatezza del pensiero, grazie anche alla geografia di curatori, artisti, filosofi, scienziati, ingegneri che formano la vertiginosa Via Lattea della sua squadra. Ma se per manifestazioni intendi qualcosa che si “rende noto”, allora ritengo importanti tutti quei progetti indipendenti che gli artisti radicano tra la gente comune, rendendoli protagonisti della loro evoluzione. Trovai di una delicatezza notevole le parole che Alessandro Bulgini spese per spiegarmi cosa significava fare B.A.R.L.U.I.G.I. con gli abitanti di Barriera di Milano nella periferia di Torino, la cui marginalità l’ho subito trovata affine ai concetti di marginalità e lateralità della sua intera ricerca sulla figura dell’eretico Hairetikos: «Come ogni giorno da un po’ di tempo a questa parte, sono seduto dentro questo “bar Luigi”‘ senza fare niente di particolarmente “artistico”. Sono a disposizione degli avventori, così anche solo per fare due chiacchiere; in cuor mio produco forma. La ricaduta diretta sulla gente si ottiene se metti a loro disposizione la tua “esperienza” esistenziale nella quale includo anche la capacità di prevedere se da lì a cinque minuti viene a piovere date le condizioni di vento e vorrei non dover essere pagato per questa capacità raffinata e affinata. Sono, siamo degli stregoni a servizio degli altri, produciamo meraviglia, cosa vuoi di più? Prova a togliere alla povera gente pure questo, lascia loro scatole grigie, fumo, burocrazia e menzogna». Questo è il cuore del “suo” barLuigi, un calendario di persone la cui traccia si coagula in un’opera viva – come da anni è solito titolare parte della sua produzione – e come il suo, solo progetti simili riescono a toccarti così a fondo. Se quindi manifestazioni come Documenta sono importanti per il crocevia di intellettuali con cui ragionare sull’esistenza dell’uomo nello scenario collettivo, le manifestazioni indipendenti lo sono per il crocevia invece di gente comune che, introdotte alle espressioni visive, a loro volta avvicinano noi a quelle esperienze esistenziali che ancor prima appartengono ad uno scenario giornaliero”.

b.a.r.l.u.i.g.i.

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ALESSANDRO BULGINI

HAIRETIKOS IPERBOLE

AZIONE _

a cura di Ginevra Pucci

11 novembre 2012 h. 11am

12 novembre 2012 – 1 dicembre 2012 su appuntamento +39 347 5878634

ex Fabbricanti d’Immagine, Via Brandizzo, 34bis, Torino

in collaborazione con FaciliTO Barriera di Milano, Fabbricanti d’Immagine, Federico Merula Sound Reinforcement, Blitzphotogallery

 

ALESSANDRO BULGINI «HAIRETIKOS, IPERBOLE»

AZIONE

a cura di Ginevra Pucci
domenica 11 Novembre 2012 ore 11
ex Fabbricanti d’Immagine – via Brandizzo, 34bis – Torino (Barriera di Milano)

Alessandro Bulgini l’11 novembre alle ore 11 presenta la performance “Hairetikos, IPERBOLE” negli spazi degli ex Fabbricanti d’Immagine nel borgo storico di Barriera di Milano.

L’azione appartiene al ciclo Hairetikos (colui che sceglie contro ogni dogma) che dal 2001 Bulgini porta avanti come manifesto futuribile e si inserisce perfettamente nella concettualità di un lavoro caratterizzato dall’indagine sul pensiero laterale, il pensiero eretico, laddove la figura dell’ IPERBOLE in entrambe le sue accezioni (retorica e geometrica) rappresenta parabola deviata rispetto alle soluzioni lineari, il salto rispetto alla retta, la ricerca espressa attraverso un modo di pensare unico, soggettivo, diverso.

L’azione si svolge nel segno dell’IPERBOLE, figura retorica che indica il passare la giusta misura, l’esagerazione della comunicazione e della narrazione la cui figura retorica contraria è l’understatement.

In Cartesio tramite l’IPERBOLE si può raggiungere il nucleo simbolico e inesprimibile della verità. L’IPERBOLE è essenziale perché “dice quello che ho veramente da dire” portando al di là delle parole; l’IPERBOLE riassume tutte le figure, rivelando la loro funzione: “esprimere quello che le parole non possono dire”. La verità ha bisogno di una tendenza al superamento, di una curva che si innalza, senza mai dimenticare né gli impulsi che la generano né il contenuto inesprimibile di ciò verso cui tende.

Bulgini produce rumore utilizzando degli oggetti semplici, inerti; produce rumore percuotendoli, dando loro enfasi, con violenza, per far sì che per un attimo soddisfino una necessità sentimentale di espressione; produce rumori nell’eccesso e nella ferocia di un gesto ripetuto.

L’artista si avvale di strumenti che trova, di scarti, raccoglie e suona ciò che apparentemente non emette alcun suono, dà voce a quello che apparentemente non ne ha invitandoci ancora una volta ad oltrepassare la soglia del visibile.

Gli elementi, per essere percossi, sono infilzati da un’asticella (la retta) che li attraversa delimitandone il baricentro, la percussione emette un suono, l’oggetto tramite il suono raggiunge un più ampio respiro e si innalza creando la sua parabola deviata. Gli oggetti sono bloccati, ma il suono si libera oltrepassando i confini fisici. L’asta è quindi il limite che deve essere superato. Il suono, la percussione, l’afflato, riportano in vita gli oggetti. Tramite l’enfasi del gesto dell’artista il salto è tentato, la macchina dell’arte produce energia come uno strumento meta-scientifico, l’ azione dell’artista demiurgo si compie nella magia del rito poiché “ogni volta che un’azione sia generata da una forza, anche infinitesimale, il bilancio cosmico viene alterato ed il moto universale ne risente degli effetti”.

è meglio un cerchio, un’ ellisse – linee perfettamente «conchiuse» – o una IPERBOLE con la sua linea che volge all’ «infinito»?

info:
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t. +39 347 5878634
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